L'università di Cagliari al servizio del Ris

08/06/2007 - Elena Laudante - espresso.repubblica.it
Criminalità e nuove tecnologie: intesa tra l'ateneo e l'Arma. Nell'era in cui persino la realtà trova un suo alter ego su Internet (vedi alla voce "Second Life"), forze dell'ordine e criminalità si inseguono nella corsa alla dotazione di strumenti tecnologici sempre più raffinati.

Che, in alcuni casi, consentono addirittura di falsificare o meglio, di rubare le impronte digitali, impedendo così la realizzazione dei bancomat a sensori invece degli attuali a scheda magnetica. Un scenario apparentemente futuribile fatto di ladri di identità e di inquinamento della scena del delitto. Ma se la locuzione "ricerca scientifica" vuol dire "investigazione con metodi scientifici", allora l'accademia si mette al servizio delle forze dell'ordine. Un pool di esperti dell'Università di Cagliari lavorerà fianco a fianco degli uomini del Reparto investigazioni scientifiche di Carabinieri del capoluogo, uno dei quattro centri d'Italia con quelli di Roma, Parma e Messina. Ricercatori del Dipartimento di Ingegneria Elettrica ed Elettronica stanno mettendo a punto prototipi che serviranno ai militari guidati da Giuseppe Delogu nelle inchieste più delicate, come quella che in questi giorni li vede impegnati per scovare i sequestratori di Titti Pinna. Dopo anni di cooperazione, ora il punto di contatto formale è stato trovato in una convenzione di ricerca siglata ieri tra il rettore dell'Ateneo cagliaritano Pasquale Mistretta e il comandante del Ra.Cis., Nicola Raggetti, che guida il Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche con sede nella capitale. Il generale di brigata ha annunciato che a breve anche Cagliari avrà la sua sezione di raccolta dattiloscopica, un data base con le impronte digitali dei personaggi noti agli uffici giudiziari. Fermo restando il cervellone centrale romano, l'Afis, che in pochi minuti riesce a risalire all'identità attraverso un'orma cercando nell'archivio dotato di 60 milioni di impronte. «Fino ad ora, il gruppo di ricerca si è concentrato su un sistema che consente l'accesso ad un pc senza password, con la sola lettura dell'immagine», è stato l'esempio di Fabio Roli, docente del Dipartimento. «Si tratta di un uso civile che sarà adattato a quello investigativo». L'ambito d'applicazione più scontato sarà quello della video-sorveglianza, settore della sicurezza che è esploso - ha ricordato il docente - dopo i fatti dell'11 Settembre. Le immagini catturate dalle telecamere a circuito chiuso vengono elaborate da cervelloni elettronici che scandagliano ogni elemento attraverso algoritmi matematici per riconoscere i sospettati sulla base delle caratteristiche biometriche. Stessa tecnica impiegata nell'associazione dattiloscopica.
«La falsificazione delle impronte è ancora assolutamente limitata, ma la ricerca deve muoversi, anche in Sardegna - ha auspicato Delogu - in modo da prevenire questa possibilità».

Fonti online: L'universita di Cagliari al servizio del Ris, espresso.repubblica.it