Super intesa con i Carabinieri del Ris

07/2007 - Fabio Roli, Giovanni Delogu, Ivo Cabiddu - Unicanews
Nonostante la ricerca accademica e l’investigazione scientifica abbiano un’ovvia comunanza di metodologie di lavoro, in Italia le collaborazioni fra questi due mondi, pur già presenti in alcuni casi, non sono ancora così frequenti e istituzionalizzate come potrebbero essere.

Proprio per incentivare tali collaborazioni e renderle operative anche in Sardegna, lo scorso giugno nell’aula magna del rettorato, alla presenza del rettore Pasquale Mistretta e del generale di brigata Nicola Raggetti, è stata stipulata una convenzione per lo svolgimento di attività di ricerca congiunte fra il dipartimento di Ingegneria elettrica ed elettronica (DIEE) e il Raggruppamento investigazioni scientifiche (RIS) dei Carabinieri.

Questa convenzione arriva dopo un periodo di collaborazioni informali che hanno messo inevidenza i molti punti di contatto fra la ricerca svolta al DIEE sulle tecnologie biometriche e l’analisi di immagini di impronte digitali repertate sulla scena del crimine svolta dal RIS. Le ricerche per sviluppare sistemi biometrici che consentano l’accesso ad un PC o a una stanza senza una “chiave” ma facendosi semplicemente riconoscere mediante un’impronta digitale o il proprio volto si prestano infatti ad essere sfruttate anche per scopi di investigazione scientifica. E svariati sono i contributi che le competenze del RIS possono offrire alla ricerca accademica, come ben dimostrato da alcuni recenti articoli scientifici apparsi su conferenze internazionali a firma di nostri ricercatori e del capitano Pietro Coli del RIS di Cagliari nella sua veste di dottorando di ricerca nel DIEE.

La convenzione stipulata ha per oggetto lo sviluppo di nuove tecnologie informatiche per l’investigazione scientifica e le scienze forensi, con una particolare enfasi sulla creazione di nuovi strumenti che supportino gli operatori del RIS nell’analisi computerizzata di immagini di impronte digitali. Sono infatti in corso di sviluppo algoritmi che consentiranno di migliorare la qualità di tali immagini, spesso reperite in condizioni ed ambienti estremamente difficili, in modo da facilitarne il confronto con il data base delle impronte digitali di individui già noti agli uffici giudiziari. Ci si spingerà anche a considerare il problema della “falsificazione” delle impronte digitali, che pur non essendo ancora presente in ambito investigativo merita comunque di essere oggetto di questa convenzione di ricerca per creare in anticipo gli strumenti per combatterlo. L’intenzione è quella di estendere questa collaborazione all’analisi computerizzata di filmati di telecamere per video sorveglianza per individuare i responsabili di reati o atti di vandalismo. Si tratterà pur sempre di strumenti di supporto che, come precisato dal generale Raggetti non cambieranno la centralità del ruolo degli operatori del RIS nel processo di indagine, poiché “al centro di tutto resta sempre la mano dell’uomo”. (Fabio Roli, Giovanni Delogu)

RIS, Laureati doc cercasi. A firma della convenzione DIEE-RIS, il 7 giugno scorso, è stata l’occasione per conoscere da vicino il comandante del Raggruppamento investigazioni scientifiche dei Carabinieri. Nicola Raggetti ha descritto una parte del “dietro le quinte”, cioè la preparazione necessaria per appartenere a questo reparto speciale. RIS è una sigla familiare anche all’opinione pubblica, soprattutto per le vicende di cronaca nera e giudiziaria, ma non tutti sanno che i RIS sono quattro, con sedi a Roma, Parma, Messina e Cagliari. Quella del capoluogo isolano, in viale San Bartolomeo, diretta dal colonnello Giovanni Delogu e recentemente alla ribalta per varie inchieste sarde, potrà contare sulla collaborazione dello staff del professor Fabio Roli, esperto in trattamento e riconoscimento automatico delle immagini e in sicurezza dei sistemi informatici. Studi congiunti saranno infatti condotti per la prevenzione di truffe dattiloscopiche, cioè della falsificazione o furto di impronte per scopi criminali. L’alto ufficiale ha spiegato che “Il database del RIS contiene già circa 60 milioni di impronte digitali e presto saranno disponibili in formato elettronico anche le impronte palmari: da un qualsiasi terminale pochissimi minuti sono sufficienti per l’identificazione di una persona, anche con unsemplice frammento”. Il generale ha inoltre evidenziato che “Il RIS punta a catturare giovani studenti e laureati  da formare e inserire nei suoi laboratori”. L’auspicio di Raggetti è che presto sia varata la legge sulla banca dati nazionale del DNA, in modo da avere maggiori strumenti investigativi e poter offrire ulteriore lavoro a biologi, chimici ed informatici”. (Ivo Cabiddu - Ufficio stampa e web)