Prevenire i furti d'identità

20/01/2014 - Gian Luca Marcialis, Luca Ghiani, Valerio Mura, Pierluigi Tuveri - torinoscienza.it
Da una decina d'anni la verifica di identità delle persone sta passando dai mezzi tradizionali, quali carte di identità, badge e password (che non garantiscono chi si è, ma cosa si possiede o cosa si ricorda), a sistemi di riconoscimento biometrico che ci riconoscono per ciò che effettivamente siamo.

Tali sistemi, da un lato garantiscono chi siamo, dall’altro possono essere raggirati come i sistemi di identificazione tradizionali.  Anche i tratti biometrici possono essere falsificati e replicati, a vari livelli di difficoltà.

Film come Mission Impossible e Minority Report mostrano un futuro possibile in cui appropriarsi delle biometriche di altre persone diventa la nuova frontiera della contraffazione, ma questo futuro potrebbe essere molto più prossimo di quel che si pensi.

In proposito, ha fatto discutere l'introduzione, nell'ultima versione di una nota marca di smartphone, di un sistema di riconoscimento dell'impronta digitale che permette all'utente di poter sbloccare il telefono al solo tocco del dito “autorizzato” senza la necessità di ricorrere a password. Funzionalità molto utile, non c'è dubbio, ma raggirata  [1] tramite l'impiego di una impronta digitale di silicone ricostruita con mezzi alla portata di tutti [2]. Questo è un esempio di furto di identità nell'era moderna, benché appropriarsi di un “calco” di un’impronta digitale altrui non sia banale.

Per far fronte a queste pratiche di raggiro, la ricerca scientifica corre ai ripari con tecniche che prendono il nome di liveness detection[3], metodologie di analisi delle immagini e riconoscimento di forme (pattern recognition) che misurano la “vitalità” della caratteristica biometrica fornita al sensore di acquisizione. La liveness detection è dunque finalizzata a garantire che le caratteristiche fornite al sensore non siano repliche artificiali, garantendo l'identità della persona ed evitando il furto di identità [4].

L’Università degli Studi di Cagliari, ed in particolare il Laboratorio di Riconoscimento di Forme ed Applicazioni (Pattern Recognition and Applications, PRA Lab) [5], diretto dal Prof. Fabio Roli, ha sviluppato una notevole esperienza nel settore della sicurezza informatica e si qualifica fra i più accreditati nel panorama scientifico internazionale.

La divisione “Biometria” del PRA Lab [6], diretta dal Prof. Gian Luca Marcialis, si occupa, fra l’altro, di sviluppare contromisure nell’ambito della “liveness detection” su impronte digitali e volti.  

Lo staff di ricerca della divisione “Biometria” fa parte del partnernariato del progetto europeo “Tabula Rasa” [7] che coinvolge dodici centri di ricerca ed aziende nello sviluppo congiunto di varie tecniche di “liveness detection”, ed organizza ogni due anni, dal 2009, in collaborazione con la Clarkson University (USA), una competizione internazionale allo scopo di stimolare la ricerca e fare il punto sullo stato dell’arte di tali sistemi [8].

 

[1] http://www.youtube.com/watch?v=6CYtRz-H0qY

[2] http://www.youtube.com/watch?v=_PPsRLONghA

[3] “Liveness detection” si può tradurre in “rilevamento della vitalità”, riferito ad una data caratteristica biometrica.

[4] http://www.youtube.com/watch?v=vr0FmvmWQmM

[5] http://pralab.diee.unica.it

[6] http://pralab.diee.unica.it/it/Biometria

[7] http://www.tabularasa-euproject.org/

[8] http://pralab.diee.unica.it/LivDet13

 

Fonti online: www.torinoscienza.it