Rivoluzione al bancomat: un’impronta per prelevare

08/06/2007 - Maurizio Bistrusso - Il Giornale di Sardegna
Ricerca. Software messo a punto dall’università, sarà usato anche per le indagini del Ris. Luoghi del delitto e banche, basta un dito. Firmato l’accordo tra ateneo e carabinieri. Stop alle carte magnetiche e ai codici segreti. Per prelevare denaro agli sportelli bancomat automatici o per accendere il computer basterà cliccare su un sensore con un dito.

Un piccolo apparecchio grande come un mouse rivoluzionerà le abitudini di tutti. Basta con i bigliettini segreti che riportano le lettere e i numeri delle password ormai diventate dei veri e propri enigmi e portafogli finalmente sgombri di tutte le carte magnetiche. Ora saranno le impronte digitali del titolare del conto a consentire, se riconosciute, l’operazione. E falsificarle non servirà più a sviare le indagini delle forze di polizia. La tecnologia all’avanguardia che è stata sviluppata dai ricercatori del Dipartimento di Ingegneria elettrica ed elettronica dell’università è da oggi a disposizione del Ris dei carabinieri. Le competenze acquisite dai ricercatori serviranno per facilitare il lavoro dei militari nelle indagini in situazioni dove è richiesto un lavoro preciso di analisi delle impronte digitali reperite sulle scene dei delitti. Per Fabio Roli, il docente universitario che ha guidato il gruppo dei ricercatori, gli algoritmi consentono di riconoscere un individuo dall’immagine fotografica: «Un calcolatore consente di individuare immediatamente le finte impronte digitali che possono fuorviare gli investigatori», spiega, «oggi è necessario operare ancora in modo manuale, quasi artigianale. Con questa nuova tecnologia, oltre ad un utilizzo per uso civile, si potranno confrontare le immagini rilevate sulla scena di un crimine e si potrà stabilire in tempo reale se sono uguali a quelle di un sospettato senza possibilità di errore». Sono due i progetti di ricerca in corso all’università. Ieri mattina è stata firmata una convenzione dal rettore Pasquale Mistretta e dal comandante del raggruppamento carabinieri Investigazioni scientifiche Nicola Raggetti, in cui si stabilisce che l’attività di ricerca sarà messa a disposizione del Ris dei carabinieri. Il gruppo utilizzerà le analisi biometriche che rendono possibile, per i computer , riconoscere una persona dalle fattezze fisiche. «Ci auguriamo che la convenzione di un anno venga prorogata», ha detto prima della stipula il generale Nicola Raggetti, comandante del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche, «e che venga estesa ad altri dipartimenti come Scienze biologiche e Chimica, in modo da dare un crescente livello di specializzazione al nostro reparto. Oggi», ha spiegato Raggetti, «si possono fare in quindici minuti cose che quarant’anni anni fa si facevano in tre mesi». 

Impossibile falsificare
Grazie al software per il riconoscimento delle impronte messo a punto dal Patter recognition and application group “Prag” il computer è in grado di riconoscere le impronte digitali, ma anche di verificarne la vitalità. Attraverso algoritmi il sistema biometrico riesce a sapere se l’impronta, acquisita come immagine nel pc, sia stata lasciata direttamente da un dito o emulata con silicone.