Quando "Blade Runner" non sarà più soltanto un film

26/04/2007 - Andrea Mameli - L'Unione Sarda
Lo scienziato Fabio Roli (Cagliari) traccia il bilancio della Settimana della cultura tecnologica. «Cari signori uomini, state in guardia: le macchine intelligenti sono già tra noi». I computer possono, o potranno, ragionare?

La fantascienza ci aiuta a non avere limiti. E la tecnologia ci ha abituato a continue sorprese: un assaggio si è avuto il 20 aprile scorso, nell'aula magna della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Cagliari. Tra conferenze e sfide uomo-computer si è svolta, nell'ambito della Settimana della cultura scientifica e tecnologica, la giornata dedicata al tema "La Civiltà delle Macchine Intelligenti". Un ampio resoconto della giornata è sul sito www.diee.unica.it/macchineintelligenti. A Fabio Roli, docente del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Elettronica (insegna Calcolatori Elettronici, Intelligenza Artificiale, Riconoscimento di Forme) abbiamo chiesto un bilancio della manifestazione. Quali erano gli obiettivi dell'iniziativa? «Volevamo offrire uno spaccato del presente e del possibile futuro di questa nuova civiltà delle macchine. Il pubblico ha potuto constatare che alcune macchine intelligenti sono già tra noi, come il sistema Webcrow, progettato all'Università di Siena per risolvere automaticamente i cruciverba. E i nostri computer che riconoscono il volto delle persone. La relazione della professoressa Albini sulle future terapie oncologiche basate sulle nanotecnologie e su macchine intelligenti ha sicuramente offerto molti spunti di riflessione». Oggi dove si trova il confine tra naturale e artificiale? «È un confine che si è continuamente spostato nel tempo e continuerà a farlo. Oggi il confine non è certo più quello degli anni '40, dove il calcolatore era semplicemente una macchina per fare i conti in modo veloce. Esiste un processo in atto di "convergenza" fra diverse discipline scientifiche e anche di "naturalizzazione" di alcune di esse che farà continuamente mutare lo scenario. La convergenza di discipline un tempo separate, come l'informatica e la biologia, sta infatti originando nuove aree di ricerca, come la bioinformatica, dove il confine fra naturale e artificiale è più sfumato. L'ingegneria, intesa come scienza dell'artificiale e della progettazione di macchine, incorporerà sempre più conoscenze del mondo naturale: la sempre maggiore conoscenza del mondo naturale fa in modo che le scienze diventino sempre più quantitative e in questo modo si prestano a essere simulate. Così anche la progettazione di macchine trarrà sempre più ispirazione dal mondo naturale». Quali sono le caratteristiche delle macchine intelligenti? Vale ancora il test di Turing? «Ritengo che il test di Turing sia ancora valido come modello di valutazione dell'intelligenza artificiale basato sull'analisi delle prestazioni di una macchina su un dato compito, come la lettura di un testo o la comprensione del linguaggio naturale. Tuttavia mano a mano che le macchine progrediscono dovranno cambiare i compiti su cui effettuare il test d'intelligenza». In che modo? «Per alcuni compiti diventerà scontato che le macchine sono intelligenti nel senso comportamentale definito da Turing. Al matematico inglese Alan Turing negli anni '50 fu chiesto di fornire un esempio di cosa poteva essere un compito difficile che se svolto da una macchina avrebbe fornito la prova della sua intelligenza. Consultare per noi l'orario ferroviario, rispose Turing. Questo fa capire come le caratteristiche delle macchine intelligenti siano un qualcosa in continua evoluzione. In altre parole, l'intelligenza artificiale è quello che oggi le macchine non sono ancora in grado di fare. In un futuro più o meno remoto forse vedremo davvero realizzate le fantasie del regista del film Blade Runner. Diventerà scontato che le macchine sono brave come e più degli uomini in molti compiti, e i futuri test di Turing saranno forse simili al Voight-Kampff test usato per identificare i replicanti nel film di Ridley Scott, avranno cioè lo scopo di capire se quella di fronte a noi è una intelligenza naturale o artificiale. D'altronde già oggi per la sicurezza dei sistemi informatici si usa un tipo di test di Turing detto Captcha ? www.captcha.net ? che serve a capire se chi tenta di accedere a un sito web è un essere umano o un programma». Siamo preparati a un mondo sempre più ricco di tecnologia? «Bella domanda, anche se difficile per uno scienziato e tecnologo come me. Per rispondere si può guardare al rapporto dei giovani con le nuove tecnologie. Sono certo sempre più abili nell'utilizzo di tali tecnologie, ma raramente sono in grado di guidarne lo sviluppo. Io ritengo che la vera sfida sia guidare nel modo corretto lo sviluppo di queste tecnologie, che di per sé non sono ovviamente né buone né cattive. Il problema come sempre sono gli usi che se ne fanno. Facciamo un esempio in cui sono direttamente coinvolto. Le tecnologie biometriche e di video sorveglianza possono avere usi socialmente positivi, come la domotica, l'assistenza remota agli anziani e ai disabili, ma si prestano anche a essere utilizzate per pericolose violazioni della privacy». Chi ha vinto la sfida a cruciverba tra uomo e pc? «L'uomo. I partecipanti erano una quarantina e Webcrow è arrivato quarto su dieci finalisti. Sicuramente il sistema Webcrow ha ancora un po' di strada da fare per battere l'uomo. Ma è simpatico notare che non è più vero che valutare la bravura nel risolvere un cruciverba sia un modo infallibile per capire se si tratta di un uomo o di una macchina. Molti esseri umani sono stati meno bravi di Webcrow nella nostra gara. Le macchine con i giocatori di alto livello perdono sempre. Per il futuro, vedremo..».

Fonti online: Università degli studi di Cagliari, Rassegna stampa