Che fare dopo la laurea? Sei testimonianze per capire come affrontare l'uscita dall'università

29/05/2012 - Sergio Naitza - L'Unione Sarda
Davide Maiorca, 26 anni, ingegnere elettronico con 110 e lode. Adesso collabora volontariamente all’interno dell’università col gruppo Pattern Recognition and Application, si occupa di sicurezza informatica. «Da piccolo sono sempre stato un appassionato di elettronica»
In cerca di un lavoro tra studio, attese e delusioni.
E adesso, che fare? Con una laurea in tasca o sul filo di lana per raggiungerla, si pone la domanda: qual è la strada da imboccare all’uscita dall’università? Cosa c’è dietro l’angolo: un lavoro coerente con gli studi compiuti o un’occupazione con l’amaro sapore del precariato? Quanto serve sgranare il rosario di stage o master? Quanto tempo bisognerà attendere per avere un contratto stabile? La laurea al tempo della crisi è un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, dipende dalla prospettiva da cui si guarda al problema. Per i più fortunati, e non sono tanti (ma conta molto la laurea “imposta” dal mercato), si aprono le porte dell’impiego quasi immediato con stipendio congruo, per la maggioranza ci si imbatte nella nuvola dell’incertezza, fatta di flessibilità, insoddisfazione, redditi miseri, attese bibliche.
SPARTIACQUE SOCIALE. La laurea resta uno dei grandi spartiacque sociali, conseguire il “pezzo di carta” aumenta comunque le possibilità di passare davanti alla coda dei “cerca lavoro”, almeno guardando i numeri. L’ultima indagine di Almalaurea dice che a tre anni dalla laurea gli occupati sono circa l’80% senza specificare quale sia la reale condizione, se stabile o precaria. Il mercato oggi è spietato e chi esce dall’ateneo cagliaritano si presenta in media con queste caratteristiche: età 27 anni e mezzo, cinque anni di studio, voto 105. Forse troppo vecchio per aspirare a un posto, considerando per esempio che in Sardegna (dati centro Studi L’Unione Sarda) le aziende con meno di 10 dipendenti sono il 96%, spesso a conduzione familiare, e includono anche i lavoratori autonomi che non hanno dipendenti o collaboratori: quindi è complicato mettere in busta paga un nuovo assunto, sia pure una persona che vanta un 110 e lode.
Sei storie (cinque di neolaureati, un’altra di un laureando) possono aiutare a capire in che modo affrontare il dopo università.
SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE. Andrea Piano, 24 anni, a novembre prenderà la laurea in Scienze della comunicazione. «Avevo iniziato a Economia, poi ho cambiato corso di studi per essere più vicino ai miei interessi, cioé cinema, musica, nuovi media, psicologia. La prospettiva si è materializzata a metà percorso quando ho scelto di studiare il fenomeno dei videogiochi, che sarà l’oggetto della mia tesi di laurea. La disponibilità dei docenti è stata grande ma so che per continuare a occuparmi di questo argomento dovrò andare all’estero. In Italia non c’è niente, né dal punto di vista degli studi, né da quello industriale. Se la famiglia mi aiuterà “emigrerò” negli Stati Uniti, dove c’è un florido mercato e molte prospettive per i giovani. Meglio rischiare adesso, costruirsi un futuro sulle proprie passioni, piuttosto che chiudersi in un lavoro senza stimoli».
ARCHITETTURA. Carlotta Franzini, 25 anni, architetto. Cinque anni di studi, Erasmus e Globus tra Argentina, Spagna e Cile (dove ha fatto la tesi) ma possibilità di lavoro, per ora, zero, neppure un tirocinio a titolo gratuito. «Dopo l’esame di Stato, invierò i curriculum e vediamo cosa succede. Dall’università le solite indicazioni di massima: iscriversi a un master e partire. Grazie, lo sapevo già. E allora apro il mio paracadute: sto seguendo corsi di cucito, che pratico da sempre, realizzo borse in pelle, oggetti di bigiotteria, una produzione hobbystica che vendo ad alcuni negozi, giusto per pagarmi un piatto di minestra. Nell’epoca dell’arrangiarsi, faccio questo: in fondo c’è una attinenza con i miei studi da architetto, c’è un progetto, un disegno, concepire un oggetto utile agli altri. Ho viaggiato molto e ho visto che all’estero non sono tutte rose e fiori. Però è una possibilità che non escludo, finire archietto in Sudamerica».
SCIENZE POLITICHE. Marco Locci, 29 anni, laurea in Scienze politiche, indirizzo “cooperazione allo sviluppo”. «Mi sono iscritto sull’onda della suggestione di lavorare all’interno di una cooperazione internazionale. Mi sono accorto dal primo anno che l’università non avrebbe garantito possibilità adeguate di formazione. Dopo la triennale, pressoché inutile perché nei concorsi pubblici preferiscono i diplomati o i laureati magistrali, era inevitabile continuare nella spacialistica. Intanto mi sono occupato di militanza politica all’interno dell’università, un’esperienza totalizzante tra il 2007 e il 2010, così alla laurea sono arrivato in ritardo e ora mi guardo intorno, tra bandi pubblici e privati. C’è poco, trovo soltanto richieste da call center, come agente immobiliare o commerciale porta a porta, occupazioni lontane dalle mie esigenze. Ho fatto una tesi sperimentale sull’agricoltura nella provincia di Cagliari, ben accolta; cercherò un indirizzo nell’ambito della ricerca dello sviluppo locale».
LETTERE MODERNE. Luisa Corridori, 31 anni, appena laureata in Lettere moderne, indirizzo storia dell’arte contemporanea. Fresca di titolo (aprile scorso) è già espatriata a Milano. «A Cagliari e in Sardegna nessuno sbocco, impossibile insegnare, da fantascienza lavorare in un museo o in una galleria. Il massimo che puoi ottenere è uno stage non retribuito a fare fotocopie per sei mesi. Milano mi offre più possibilità, mi sto muovendo in varie direzioni. Ho impiegato 11 anni per arrivare alla laurea perché ho sempre lavorato nel campo della ristorazione, prima con la mia famiglia poi alle dipendenze, anche come cameriera. Adesso voglio occuparmi di quello per cui ho studiato e faticato, l’arte, le mostre, il teatro e la danza, tutti studi questi che non fanno curriculum, purtroppo. Il mio Erasmus è stato a Cambridge, altro ambiente, altra qualità di università: magari mi trasferirò lì».
INGEGNERIA ELETTRONICA. Davide Maiorca, 26 anni, ingegnere elettronico con 110 e lode. Adesso collabora volontariamente all’interno dell’università col gruppo Pattern Recognition and Application, si occupa di sicurezza informatica. «Da piccolo sono sempre stato un appassionato di elettronica, ingegneria è stato lo sbocco naturale di studi. Una facoltà che mi ha soddisfatto, ottimi professori, una preparazione che non ha nulla da invidiare a altri atenei della penisola o all’estero. Che fare? L’anno prossimo il dottorato, vorrei svolgere ricerca scientifica all’interno dell’università, magari diventare ordinario. Mi dovesse andare male so che con questa laurea troverei in fretta un posto: il vantaggio di una specializzazione tecnologica è che tutti, aziende e enti pubblici, oggi ne hanno necessità».
MEDICINA. Maria Francesca Rosa, 26 anni, laureata in Medicina, in attesa del concorso fra due settimane per la specializzazione, altri 5 anni. «Ho scelto medicina legale, un po’ per passione, un po’ per futuri sbocchi lavorativi: mi offre la possibilità di esercitare subito da libero professionista. Il mio obiettivo? La carriera universitaria, anche perché per andare avanti occorre dedicarsi alla ricerca, che è quello che voglio fare. Certo, c’è molta concorrenza, quest’anno in Medicina ci siamo laureati in 108, ma sono tranquilla perché la facoltà di Cagliari mi ha dato buone basi, utili per affrontare eventuali trasferimenti».